TECNICHE IMMAGINATIVE

 

 

Emiliotecniche immaginative

A cura del prof. Emilio Esposito Counselor Sistemico Relazionale

Formatore professionista  A.I. F.

Esperto nei processi formativi per il Terzo Settore e Logoterapia

 

L’idea che l’immaginario, con il suo simbolismo, potesse essere strumento di analisi ma anche di cura per i disturbi psichici è nota fin dall’antichità.

Infatti, già fin dai tempi dell’antica Grecia venivano praticate attività curative, che consistevano nel dormire e nel sognare. Il paziente veniva introdotto nelle stanze dell’asklepion, cioè la “sala di guarigione” dove veniva invitato a mettersi in posizione supina, nella completa oscurità e in silenzio per favorire una condizione di introversione e quindi l’emergere di sogni o visioni a cui veniva attribuita importanza fondamentale nel percorso di guarigione.

Lo stesso Sigmund Freud, non sempre ricorreva all’ipnosi, per acquisire materiale inconscio, talvolta provocava fenomeni visivi mediante una pressione sulla fronte, chiedendo poi ai pazienti di descrivere tutto ciò che immaginavano.

Car Gustav Jung fa cenno nelle sue opere ad una ‘immaginazione attiva’ cioè a quella capacità mentale che ha il soggetto di produrre immagini spontanee, proiettandole nello spazio buio dinanzi a sé.

Ma fu solo grazie all’ingegnere francese Robert Desoille e alla sua tecnica del ‘Reve Eveillè Dirigè’ che l’uso delle immagini mentali divenne un vero e proprio strumento terapeutico. Così accanto ad altri metodi terapeutici, cominciarono a svilupparsi e diffondersi anche le tecniche che utilizzano le immagini mentali.

Tra queste si distinsero: il Training Autogeno superiore di Schultz, l’Ipnosi Attiva Frazionata di Ktretschmer; l’Imagerie mentale di Frétigny e Virel, la Tecnica Immaginativa di analisi o ITP di Rigo, l’Immagogica di Thomas.

C’è da aggiungere, inoltre, che l’ipnosi ha da sempre utilizzato le immagini mentali, sia come approfondimento della trance, sia attraverso l’utilizzo di immmagini metaforiche specifiche a scopo terapeutico.

Nel nostro paese infine ricordiamo: Roberto Assagioli che ha fatto della visualizzazione il cardine su cui si fonda la tecnica della ‘Psicosintesi’ e Luigi Peresson che ha realizzato la tecnica da lui stesso definita ‘Oniroterapia’.

In Germania suscitò grande interesse il ‘Katathymes Bilderleben-Unterstufe’ (Vissuto Immaginativo Catatimico) di H. Leuner.

Oggi, le tecniche immaginative sono impiegate nella maggior parte degli orientamenti di psicoterapia attualmente più diffusi: in ambito cognitivo-comportamentale, ad esempio, la REBT, l’ACT, la Schema Therapy, la Desensibilizzazione sistematica e le tecniche di esposizione in generale. Anche nella Gestalt le tecniche immaginative hanno un ruolo molto importante, così come nella Musicoterapia Immaginativa e in altre correnti psicoterapeutiche. Ovviamente, basandosi su presupposti teorici differenti, esse sono utilizzate in modo diverso e di conseguenza diverse sono le applicazioni tecniche.

Nell’ambito della psicoterapia autogena, le tecniche usate e oggetto di questo articolo, sono: il Training Autogeno Superiore di Schultz, e l’Oniroterapia di Peresson

Uno dei principi fondamentali su cui si basano le tecniche immaginative è la capacità specificatamente umana che un soggetto ha di rappresentarsi un atto prima di compierlo, di immaginarsi in precedenza l’azione per mezzo dell’immaginazione; un altro assunto molto importante consiste, come sostiene Luigi Peresson “…nelle molteplici possibilità terapeutiche di un mondo immaginario in movimento”.

L’immagine Mentale

L’immaginazione è un processo che consiste nella evocazione e nella creazione di immagini, quindi si distinguono una immaginazione riproduttrice ed una immaginazione creatrice. Essa può riguardare vari ambiti sensoriali e quindi può essere di tipo visivo, udivo, olfattivo ecc. L’immagine, inoltre è il prodotto di una funzione psichica che agisce sia sulla parte conscia che incoscia della personalità, essa costituisce un mezzo efficace che ci permette di esplorare l’inconscio e mantenere, nello stesso tempo, il contatto con la parte coscia della nostra personalità.

Una importante attività dell’immagine mentale (così come pure dei sogni) è la produzione dei simboli che hanno la caratteristica di essere “segni” più diretti ed efficaci delle perifrasi necessarie per esprimere emozioni, traumi e vissuti profondi della personalità. Quasi tutte le tecniche che utilizzano le immagini mentali sono considerate terapie brevi e quindi di durata inferiore ad un anno. Le fasi fondamentali e comuni alle varie tecniche sono:

  1. a) il rilassamento;
  2. b) la visualizzazione;
  3. c) la verbalizzazione;
  4. d) la trascrizione dei vissuti;
  5. e) l’analisi dei vissuti.
  6. a) Il rilassamento

Riguardo al rilassamento, possiamo dire che qualunque tecnica in grado di produrre uno stato di coscienza semi-vigile è adatta. Si può utilizzare il Training Autogeno di Schultz, come preferiscono Peresson e Leuner o il rilassamento frazionato di Vogt, qualora il paziente è impossibilitato o non è disposto ad apprendere il Training Autogeno, oppure nel caso in cui non si vuole ritardare l’inizio della terapia