Perché il Counseling Organizzativo?

 Emilio

A cura del prof Emilio Esposito

Counsellor Sistemico Relazionale

Formatore A.I.F.  (Area delle professioni sociali)

Il Counseling Organizzativo è un intervento richiesto dalle organizzazioni che, nell’esplicitare la loro funzione strategica e operativa, incontrano problemi di diversa natura, che possono causare disfunzioni alle organizzazioni medesime e in alcuni casi compromettere, la loro stessa sopravvivenza. Si inserisce nel quadro di quegli orientamenti finalizzati a coniugare il paradigma della produttività con il benessere individuale, quindi a conciliare due obiettivi in genere poco compatibili come il conseguimento del profitto e la realizzazione della persona.

tecniche immaginativeUna delle principali criticità delle organizzazioni moderne è l’incertezza che compare innanzitutto come tratto socio-economico distintivo. I confini delle strutture, dei gruppi e dei ruoli, rischiano, grazie alla connettività illimitata, di essere sempre più lassi e difficilmente decifrabili, il lavoro si esprime in larga parte sotto forma di contratti flessibili e richiede versatilità, autoimprenditorialità e capacità di reinventarsi, la velocità del progresso tecnologico accentua il processo di invecchiamento delle risorse e lascia indietro chi non è in grado di tenere il passo con l’innovazione.

L’incertezza proveniente dal macro – ambiente si avverte inoltre come stato d’animo: vivere in contesti insicuri induce l’emergere di ansie spesso sopite ma pronte a riaffiorare, non appena un mix di condizioni e variabili si affacciano sulla scena pubblica o privata: conflittualità legate a fattori organizzativi e di macrosistema (scarsa definizione della struttura dei ruoli, dei processi di leadership, presenza di un compito primario vago ed ambiguo, instabilità dei mercati e dell’economia in generale) e a tensioni che riguardano la sfera personale (eventi accaduti nella vita del singolo, causa di sentimenti di disorientamento e di impotenza) sono situazioni che acuiscono uno stato di preoccupazione e di agitazione.

Quando l’incertezza regna sovrana, sia nell’ambito interno alla persona sia in quello esterno, la mission e gli obiettivi dell’azienda sono sostenuti a fatica e l’azienda stessa rischia di essere scossa dalle dinamiche relazionali ed emozionali, consce e inconsce, che costituiscono l’organizzazione nascosta, ovvero quella dimensione sommersa e meno razionale che si cela dietro l’apparente quotidianità della vita lavorativa.

Il quadro delineato fa da sfondo agli interventi di counseling proposti alle realtà organizzative che, incapaci di trovare una risposta efficace ai problemi, richiedono assistenza ad esperti, incaricati di risolvere le difficoltà che le assillano, difficoltà che, pur essendo percepite non sono delineate nelle loro molteplici cause. Affidarsi ad un occhio esterno significa in primo luogo riconoscere che, l’imprenditore e l’azienda, con le loro sole armi, non sono in grado di affrontare le criticità emerse e in secondo luogo vuole dire ricercare chi sa essere più oggettivo perché non direttamente coinvolto nella situazione.

Il counseling come attività di supporto allo sviluppo globale dell’individuo

Il counseling organizzativo si forma sulla base dell’esperienza del counseling indivuale, inteso come azioni di aiuto al singolo per ottenere un orientamento comportamentale in differenti ambiti (scolastico e lavorativo, familiare e di coppia, sanitario, inerente allo stress ambientale…).

Il primo obiettivo del counseling è quello di favorire e/o mantenere uno stato di benessere nella persona che si rifletterà come conseguenza nelle relazioni e nei contesti di vita in cui essa abita: in particolare supporta gli individui che affrontano fasi di transizione psicosociale, siano esse normative o idiosincratiche (i canonici momenti di passaggio, propri di un percorso evolutivo e i cambiamenti improvvisi che possono sconvolgere i normali ritmi di vita) e sostiene i processi di scelta insiti negli stessi momenti di transizione psicosociale.

I due ambiti in cui, inizialmente nei paesi anglosassoni, si esprime il counseling sono quello scolastico e quello professionale, a testimoniare l’importanza di scegliere un percorso di studi e di lavoro, adatto per il soggetto e quindi motivante per la sua realizzazione personale. Il counseling professionale ha preso maggiormente piede quando si è sviluppata l’idea che il lavoro possa avere una parte centrale nella vita e nella identità delle persone: ma lo stadio in cui esso è cresciuto e si è differenziato di più riguarda il passaggio dall’era industriale e quella dell’informazione. In tale periodo infatti si affermano da un lato il life career development, un’azione di sviluppo delle traiettorie di carriera e dall’altro l’outplacement e il career counseling come sostegno alle situazioni di ristrutturazione aziendale e di riconversione del tessuto produttivo.

Le direttrici del counseling come supporto alla persona sono riassumibili nei punti di seguito descritti.

Il counseling è una relazione d’aiuto ovvero un contesto in cui si creano legami basato, come afferma il filosofo Martin Buber, su un rapporto io-tu, in cui vi è un riconoscimento e un’accettazione incondizionata dell’altro. Essa diviene un’esperienza in comune che comporta reciprocità e rappresenta un luogo accogliente e non giudicante in cui la persona, in ragione di questo co-esistere con l’altro, trova una condizione di cura amorevole dove attuare profondi mutamenti; essa mira a far sentire l’altro talmente accettato da consentirgli di esprimere il vero sé e appagare bisogni umani basilari, entrando in contatto con i propri vissuti emotivi e con i blocchi che impediscono il dispiegarsi di energie/potenzialità.

A prescindere dai compiti specifici di ogni professione di aiuto tale relazione ha come scopo ultimo la promozione dello sviluppo e della maturazione dell’individuo, un processo evolutivo che si costruisce grazie alla presenza di un operatore, dotato di una elevata consapevolezza di sé, in grado di comprendere il problema e di aiutare la persona a trasformarsi (aumento dell’autostima, maggiore stabilità emotiva e migliore integrazione sociale). L’aiuto riesce a riattivare e riorganizzare le risorse interiori (emozionali, affettive, cognitive…), presenti nel soggetto, senza nulla aggiungere dall’esterno.

Ha l’obiettivo di aiutare le persone ad aiutarsi quindi di facilitare e sostenere, fornendo un posto in cui osservare in modo distaccato la propria condizione di conflitto, ma non di consigliare, se per consiglio intendiamo prescrizioni e indicazioni direttive su come agire.

L’operatore non si sostituisce all’individuo nella soluzione del problema bensì lo porta ad un maggiore livello di coscienza dei vissuti emotivi e degli schemi comportamentali e di pensiero che attiva, usando la comprensione empatica (sentire il mondo personale del cliente “come se” fosse il nostro senza mai perdere la qualità del “come se) e non la spiegazione razionale e l’interpretazione. Rogers sostiene che non è compito dell’operatore cambiare l’individuo ma sarà quest’ultimo che cercherà di cambiare e sviluppare sé stesso, fino ad assumere fiduciosamente l’autodirezione .

Opera nel campo della decisione e della scelta, vocazionale e personale. Si propone di accompagnare la persona ad affrontare stati di normale conflittualità, sperimentati nel momento in cui questa deve prendere una decisione importante, per superare una situazione, vissuta come problematica. Considerato che l’atto del decidere implica sempre uno sforzo emotivo e cognitivo, conseguente la scelta migliore e l’abbandono delle possibili alternative, in taluni casi si va incontro ad una confusione e disorientamento da cui è difficile uscire, senza il confronto con un agente esterno. E’ importante evidenziare però che si è sempre in una condizione di normalità e che la persona è considerata capace di valutare e assumere una decisione in piena autonomia, senza cadere in stati di indecisione e di blocco, paralizzanti.

E’ infine considerato un intervento breve, circoscritto a un problema specifico (affrontare eventi stressanti della vita, migliorare le relazioni, prendere decisioni su specifiche questioni, intraprendere un cammino per sviluppare maggiore consapevolezza personale….) portato dal cliente, riguardo cui operare delle scelte o degli aggiustamenti.

Prevede una prima fase di chiarificazione a cui deve seguire una fase di azione in cui poter monitorare il graduale riappropriarsi delle competenze, essenziali ad attuare il benessere psicofisico. Dal momento che non è facile circoscrivere il problema la fase di diagnosi è fondamentale per impostare un intervento di counseling efficace: ad esempio nell’orientamento spesso la richiesta di aiuto nasconde sullo sfondo una domanda latente, estesa ad aree differenti, che è essenziale fare emergere e gestire, se necessario, attraverso l’invio ad altre figure professionali. Lo scopo è il cambiamento, sia esso interno alla persona o relativo alla situazione esterna, che conduce al superamento del bisogno: è pertanto un obiettivo di ordine adattivo e non strutturale (il focus non è sulla struttura di personalità che può comportare la ristrutturazione globale del proprio modo di essere) sebbene, perché ci sia un reale cambiamento, è necessario agire anche, almeno indirettamente, sugli schemi cognitivi che determinano il comportamento dell’individuo.

Centrale infine è la relazione tra il counselor e il cliente, un’esperienza di apprendimento interattivo tra due soggetti in contatto tra loro, posti in una posizione di parità e uniti da un patto di fiducia e di rispetto reciproco: spesso il buon esito del percorso intrapreso dipende proprio dalla qualità dell’alleanza che si è creata tra i due. In conclusione il fine ultimo del counseling individuale è lo sviluppo armonico e funzionale della personalità che si esprime nella riscoperta di modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di benessere. Il risultato del counseling è misurabile attraverso il grado in cui si riesce a rendere una persona capace di azioni razionali e positive, a renderla più soddisfatta, più in pace con sé stessa, più capace di condurre una vita serena e socialmente integrata.