Le relazioni di dipendenza, gelosia e invidia

Emilio

I principali rischi della relazione di coppia sono la dipendenza, la gelosia e l’invidia, che tendono ad imprigionare la relazione (e le persone) in copioni ripetitivi di gesti, di emozioni e di pensieri.

Aver sperimentato una relazione bloccata in una dipendenza, in una gelosia o in un’invidia, significa sapere

                                                                                                                      a cura del prof. Emilio Esposito

come ci si sente ad essere senza speranza, disamorati dell’altro o carichi di risentimento nei suoi confronti.

Dipendenza

Il legame di attaccamento favorisce e supporta, specie nella fase iniziale della relazione, la formazione del legame di attaccamento stesso, e quella di cura che diventa,via via che il legame si sviluppa, l’indice più predittivo della durata della relazione stessa (Weiss, 1982; Ainsworth, 1982, 1989; Belsky, Nezworski, 1988; Hazan, Zeifman, 1994).

pensiero-creativo

Per stabilizzare il legame si ricorre ad un attaccamento via via sempre più denso e intenso fino a che non si può più fare a meno di quella relazione, che si ha paura di perdere.

Bowlby a questo proposito individua nei legami infantili insicuri una evoluzione che spesso risulta problematica. In questi soggetti non è stata maturata la capacità di separarsi e si viene a consolidare un legame preferenziale con la famiglia di origine anziché attribuire in maniera privilegiata, la funzione di “base sicura” al legame con il partner.

pensiero

La dipendenza si esplica nell’impossibilità di fare a meno del partner o nel sentirsi in obbligo di elicitare un certo comportamento.

Una frase tipica che può nascondere una dipendenza è: “ti penso sempre”. Questa frase implica il fatto che non sia possibile non pensarti, o addirittura, che l’esistenza di uno dipende dal fatto che c’è qualcuno che lo pensa. Ciò può trasformarsi in un figlio nella sensazione di non esistere se non si è pensati dalla madre.

Quanto dello spazio mentale, del tempo mentale e dell’impegno mentale, va a favore di un’unica relazione?

Ciascuno ha la necessita di riappropriarsi del proprio spazio e del proprio tempo per riscegliere come investirlo.

Produce fastidio, incomprensione ed equivoco:

      Incomprensione

E’ l’incapacità di trovare il senso del comportamento che l’altro mette in atto. sebbene sia chiaro ed evidente ciò che l’altro fa e perché lo fa, i membri della coppia non ne condividono il senso. ciascuno non capisce come mai l’altro non capisca che ciò che egli fa non è quello che si deve fare in quella circostanza. il confronto è sterile perché ciascuno pensa] “possibile che non capisca che…?”. l ‘incomprensione è tipica delle coppie in cui non collimano le priorità, i valori e le concezioni e, pertanto, si struttura in esse l’impossibilità di condividere metodo e scopo dei comportamenti, si eleva il livello di controllo ed osservazione del comportamento dell’altro e si depotenzia l’affettività reciproca. L’incomprensione tra chi l’eccesso di controllo sulla realtà e chi ha un autocontrollo inibitorio deve essere “mediata” attraverso il coinvolgimento emozionale del primo e la liberazione dalle inibizioni (con aumento di autostima) del secondo sulla base di comunicazioni dinamico – interattive e di empatia cognitiva. Il processo di “liberazione” richiede la trasmissione di informazioni chiare ed oggettive sulla base delle quali il soggetto inibito ottenga conferme sul suo valore oggettivo e sulle sue reali potenzialità

      Equivoco

C’è equivocità nei comportamenti di due persone quando le azioni non sono sinergiche ed orientate allo stesso fine o, se orientate allo stesso fine, sono svolte in modi e tempi diversi. non c’è intesa nella realizzazione di attività ed impegni e nell’espressione delle energie riversate lungo binari che non si incontrano mai. una coppia si trova a vivere una situazione equivoca quando al suo interno non c’è un’intesa stabile ed una configurazione definita: frutto di scelte comuni e concordate. l ‘equivoco conduce alla caduta della fiducia, alla diffidenza, al controllo sul comportamento dell’altro finalizzato alta soddisfazione dei propri interessi egoistici. La struttura dell’equivoco vige tra soggetti con forte attivazione ma con diverse finalizzazioni. I due soggetti non riescono a riconoscere il loro vissuto reciprocamente e, pur sentendosi legati, mancano della forza per coinvolgersi in modo sintonico e per tranquillizzarsi circa le azioni dell’altro. Lo spostamento dei copioni e della struttura relazionale avviene con comunicazioni di empatia affettiva ed empatia cognitiva che si producono sulla base di uno spegnimento.

      Fastidio

E’ la percezione di gesti, modi di fare, odori, rumori, sapori, immagini emanati da una persona nei confronti della quale si ha una reattività di rifiuto “a pelle”. si accompagna con forme di rassegnazione o di sopportazione dell’altro. il fastidio nella relazione aumenta o diminuisce in funzione della distanza relazionale tra i membri della coppia: il fastidio compare quando la distanza relazionale si fa più intima. Una struttura relazionale di fastidio           necessita di evolvere verso un’equilibrata integrazione, dove i copioni dell’attaccamento e della quiete apatica si evolvono, mediante azioni di informazione distaccata (libera da equivoci e dipendenze) e di incoraggiamento all’azione, con comunicazioni di empatia cognitiva e dinamica interattiva.

—- ritrovare il proprio sé, la propria identità, unicità e imparare a liberarsi dall’altro, costruirsi i propri spazi, momenti, tempo. Riflessione.

Gelosia

Freud ha indagato la gelosia dal punto di vista psicodinamico ed evolutivo arrivando ad ipotizzare tre diverse tipologie di gelosia con diverse gradazioni di drammaticità. La radice della gelosia rimane comunque unica.

Bowlby, nel 1988 ha definito la gelosia “una risposta emotiva legata al pericolo di perdita e sottrazione del partner, che è connessa a reazioni di angoscia, rabbia e aggressività che hanno la funzione di proteggere la relazione stessa”.

La persona gelosa prova desiderio di possesso dell’altro al di là dell’oggettiva constatazione della presenza di terzi nella relazione. Implica un soggetto (geloso), un oggetto di desiderio e un soggetto rivale. Ciò che sperimenta la persona gelosa è la privazione di qualcosa che le spetta:

“Mi è stato tolto un posto (ruolo) che mi spetta”.

A seguito di questa sottrazione aumentano i tormenti che riguardano l’accaduto, ciò che sarebbe potuto succedere, ciò che sarebbe giusto che io facessi, ciò che avrei dovuto ma non ho fatto. L‘aumento dell’attivazione interna, produce un aumento del rimuginamento, che può portare ad un aumento della rabbia, che può portare fino ad un gesto estremo

Scatena la rabbia per questo è più pericolosa nell’uomo che nella donna.

D’Urso e Trentin nel 1992 sostengono che gli uomini sono più inclini delle donne ad assumere iniziative aperte in caso di tradimento, cercano cioè di discutere il problema, di affrontare il rivale o aggredire la compagna. Al contrario le donne sembrano esternalizzare meno la gelosia e i comportamenti connessi soffrendo però maggiormente di intensi sentimenti negativi, quali disperazione, depressione e di malattie psicosomatiche.

Le relazioni che si producono sono quelle di delusione e insofferenza (“io non lo/la soffro più”, “la odio!” , “mi riprendo ciò che mi spetta!”), fino ad atti estremi di violenza.

      Insofferenza

La relazione d’insofferenza, si verifica quando due o più persone oppongono reciprocamente costrutti articolati di comportamento. Ad esempio uno è ordinato, preciso, metodico, ripetitivo, l’altro è confusionario, vago, innovativo e creativo. Si è insofferenti nei confronti dell’orientamento complessivo dell’altro. “Non si può sempre improvvisare!”, dice l’uno e l’altro fa eco: “Tu vuoi fare sempre le stesse cose!’.. La presa di coscienza dell’insofferenza si accompagna alla spiegazione delle tensioni, rabbie, aggressività o depressioni da tempo interne alla coppia e sempre più frequenti e minacciose. L’insofferenza è una relazione idealtipica che intercorre tra soggetti portatori di due diversi copioni, quello della paura e del dramma del controllo e quello del distacco e del pensiero divergente. Dal punto di vista delle azioni comunicative il primo è portatore di ansia responsabilizzante, il secondo di informazioni distaccate. La relazione tra il soggetto portatore di attaccamento e il soggetto portatore di piacere e desiderio è una relazione di disponibilità. Perché si attui questo spostamento gli “insofferenti” hanno bisogno di sostegno e di tranquillizzazione, azioni comunicative caratterizzate da empatia affettiva. Il primo (centrato sulla paura e sul controllo) è confermato dal controllo (inibitorio) presente nell’azione di sostegno, e dunque può uscire dal dramma della paura e del controllo aprendosi verso l’attaccamento affettivo, il secondo è confermato nella gestione interna del suo pensiero divergente e creativo attraverso la tranquillizzazione che lo apre all’emozionalità. Nella presentazione del processo di tranquillizzazione (proposto in “Dalle emozioni ai sentimenti”) si era descritto tal processo come composto da un equilibrato bilanciamento di comunicazione dinamica, simbolica e narrativa, in sequenza. La trasmutazione dell’emozione è quindi possibile giacché la tranquillizzazione conferma le componenti cognitive e dinamiche del copione di distacco.

      Delusione

si impianta stabilmente quando due persone avevano interpretato, illudendosi, il comportamento dell’altro in sintonia con le proprie aspettative, La delusione può manifestarsi improvvisamente, a seguito di un tradimento o di un inganno, ma essa cresce lentamente in piccole

esperienze poco percettibili. La delusione prende forma attraverso il dubbio non esprimibile e non chiarificabile, diventa negativa certezza, deprimente ed angosciante, e conduce al disorientamento ed alla ricerca di sublimazioni dei desideri inappagati. La delusione è la relazione idealtipica che vige tra copioni di forte attivazione (gli incoraggiatori) e copioni di forte emozionalità (i coinvolgenti). I primi tendono all’azione, i secondi al piacere. L’antidoto è una relazione affine di complementarità dove ambedue possono trovare il loro giusto spazio; attraverso il sostegno il primo si responsabilizza e si controlla e mediante la gratificazione il secondo trova soddisfazione e quiete. Ambedue questi processi richiedono comunicazioni dinamico – interattive.

Orientamento e valorizzazione della propria unicità, cambio di strada.

Sedare la rabbia. Imparare a prevenire la carica rabbiosa.

La persona gelosa ha bisogno di imparare a cambiare strada interiore prima che la gelosia aumenti.

Il partner ha bisogno di imparare a NON far essere geloso l’altro con mille attenzioni ed accorgimenti per diminuire la tensione. Imparare a tenere le sue relazioni separate, dato che ogni relazione è unica nel suo genere, potenziarne l’unicità. Nel momento di un incontro di gruppo, saper sviluppare l’affettività e l’interesse dell’uno nei confronti dell’altro (tirandosi indietro).

Invidia

E’un vissuto interno più o meno esplicitato caratterizzato dal desiderio di possedere qualcosa di altri o che altri non possiedano qualcosa. Nel processo di invidia si presentano due fattori: un soggetto (colui che prova invidia) ed un oggetto di desiderio che non può essere “avuto”. L’invidia implica anche un passaggio successivo che è il ripiegamento su di sé fino alla vergogna e la svalutazione dell’altro. Viene definita da S. Paolo, (Pro 14,30), “la carie delle ossa”.

“Voglio ciò che non ho mai avuto e mi corrodo dentro.”

Molto spesso la persona che invidia, desidera una perfezione che nella realtà dei fatti non esiste. Proprio perché non ha ciò che vorrebbe, crede che quello che non ha sia ciò che di più perfetto si possa avere.

Infatti un conto è un desiderio, un conto è la quotidianità di una relazione. Il rischio nell’invidia è quello dell’idealizzazione di una relazione che non può essere vissuta e proprio perché non può essere vissuta, allora è idealizzata come perfetta. A ciò consegue un perenne vissuto di insoddisfazione di quello che si ha e una costante rincorsa (fuga dei pensieri) verso ciò che si vorrebbe.

Freud ha sostenuto per primo la componente femminile dell’invidia che sarebbe addirittura al centro dello sviluppo della psicologia femminile. L’invidia è più pericolosa nella donna poiché fomenta le capacità strategiche del femminile, che ordisce una trama per ottenere ciò che vuole. La strategia femminile sa essere particolarmente sottile ed invisibile poiché si connette al controllo.

Nessuno ammette di essere invidioso, mentre il primo passo per sconfiggere l’invidia è proprio quello di ammetterne l’esistenza.

Produce logoramento ed esitamento:

Logoramento

E’ frutto di una relazione che, a fronte di attese diverse dal solito menage, si esprime in un sequenza di manifestazioni effusive estemporanee, appariscenti ed estetizzanti, “sopra le righe”, ma poco chiare e troppo superficiali per essere introiettate come parte stabile e confermante della cultura e delle tradizioni della coppia. Si avverte attraverso l’angoscia esistenziale o l’emersione di comunicazioni isteriche a cui non viene dato alcun feed back. Logoramento è la designazione di quel tipo di relazione che intercorre tra copioni di distacco e creatività innovativa e copioni di quiete. Ambedue sono stressati dal comportamento dell’altro. Possono pervenire ad una relazione di incontro se, attraverso la comprensione intuitiva del loro vissuto, attingono da comunicazioni di gratificazione affettiva (per il copione del distaccato) con comunicazioni empatiche e dinamiche e di responsabilizzazione (per il soggetto quieto ed apatico) con comunicazioni simboliche.

Evitamento

La differenza tra sensibilità ed emotività consiste nella diversa profondità interiore raggiunta da un vissuto. La persona sensibile viene invasa dalle emozioni che sperimenta, la persona emotiva reagisce con immediatezza nel suo comportamento esteriore senza assorbire in profondità le emozioni vissute. La persona sensibile si presenta come inibita e impacciata, la persona emotiva appare disinibita. L’evitamento nella coppia è conseguente all’impossibilità di condividere vissuti emozionali simili, ma diversamente assimilati, e produce una distanza di indifferenza tra i due. L’evitamento è un processo tipico che si innesca tra un soggetto emozionale, coinvolgente e disinibito e un soggetto introverso, sensibile e inibito. Ambedue sono caratterizzati da forte tendenza all’arousal, che si stempera solo attraverso il dialogo tra di loro. La relazione di dialogicità si elicita mediante processi di empatia cognitiva (simbolica) e dinamica interattiva, facendo assumere al rapporto interpersonale connotati di responsabilizzazione (per l’estroverso) e di incoraggiamento (per l’introverso)

 Come si fa a trasformare il desiderio in realtà, attraverso la concretezza. 

Far in modo che le persone che ci invidiano, sentano la fatica, la costanza e l’impegno con cui si è riusciti a raggiungere quel traguardo. Affinché possano sapere concretamente quali strumenti e quali relazioni sono stati d’aiuto per raggiungere quello stato. Saper argomentare le proprie fortune, spiegando chiaramente come sono state costruite. Quale fatica, quale intuizione, quale ingegno.

  1. Il bisogno di sicurezza: quando non importa chi è lui o chi è lei ciò che conta è stare insieme
  2. l’innamoramento competitivo: prima o poi riuscirò a farla/o diventare quello che potrebbe essere
  3. fondamentalmente ci prendiamo di testa.
  4. il narcisismo di coppia: gli altri ci ammirano e ci invidiano perché siamo davvero una bella coppia. Il resto poco importa.
  5. quando un fidanzamento diventa lungo, troppo lungo, tanto che passa anche la voglia di tentare di convivere
  6. stiamo aspettando cosa decidono i nostri genitori per noi
  7. solo lui/lei mi può dare ciò che mi manca. So che è una dipendenza ma se non c’è mi manca e non posso fare a meno di dirglielo in continuazione