IL SISTEMA FAMIGLIA

 

emilio_esposito

                                a cura del prof. Emilio Esposito

Il Sistema è “un insieme di parti interconnesse tra loro la cui totalità è maggiore della somma delle singole parti che lo compongono”. Correlazione significa “influenzare ed essere influenzati”. Il veicolo di tale correlazione è la Comunicazione.

L’ottica sistemica – relazionale ha fornito il più importante contributo allo studio della famiglia (Bertrando, 2000). Secondo quest’approccio, la famiglia è un sistema interattivo quindi soggetto alle stesse proprietà riguardanti tutti gli altri sistemi.

Fin dalla nascita l’individuo, in rapporto dialettico con l’altro significativo, esiste nel momento in cui viene riconosciuto e si riconosce come entità separata all’interno della relazione, definendo così progressivamente confini necessari a non confondersi con l’altro. Attraverso l’esperienza maturata nell’interazione, ciascuno di noi costruisce tutta una serie di rappresentazioni mentali del SE’, dell’ALTRO, del NOI, vale a dire della relazione (Stern, 1985).

La famiglia, che è il contesto relazionale più significativo per lo sviluppo dell’individuo, è per definizione caratterizzato da relazioni multidiadiche che comprendono tutte le principali figure significative nella vita del bambino (il padre, la madre, i nonni materni, i nonni paterni), il quale è inoltre inserito in processi relazionali più ampi che riguardano il gruppo come insieme (basti pensare alla relazione triadica madre -figlio- padre ).

Tutte queste relazioni evolvono, cambiano e si stabilizzano attraverso regole, modelli interattivi ridondanti, che ciascun individuo sembra rispettare inconsapevolmente all’interno dei rapporti con gli altri (rituali familiari). I modelli interattivi ridondanti consentono al gruppo di sperimentare una sorta di coerenza e sintonia che nel tempo favorisce l’identità del gruppo e ne marca il senso di appartenenza, il tutto all’interno di una correlazione circolare che vede il gruppo favorire l’evoluzione dell’individuo e quest’ultimo collaborare all’evoluzione del gruppo coordinandosi con gli altri partecipanti.

Nel definire la struttura e l’organizzazione della famiglia, riprenderò il concetto di “sistema” elaborato, negli anni ’50 e ’60, da un gruppo di ricercatori di Palo Alto, tra i quali Gregory Bateson, Don Jackson e Jay Haley (1956). Il sistema familiare, secondo questi autori, è un “sistema in costante trasformazione, una totalità dinamica la cui evoluzione è data dalle reciproche relazioni tra i suoi membri e tra questi e l’ambiente esterno”.

Il sistema familiare mantiene, nel suo evolvere, una integrità che permette (o dovrebbe permettere) ai suoi membri di poter sviluppare la propria individualità. Se una famiglia si è costituita su solide basi e se ha in sé l’elasticità sufficiente a trasformarsi in coincidenza con gli eventi critici che scandiscono la sua esistenza, è in grado di autoregolarsi e di seguire un processo di sviluppo che porta alla differenziazione e alla assunzione di nuove funzioni e capacità.

SISTEMA FAMILIARE RE NE EQU I NO

I principi di base di questo approccio, applicabili a tutti i sistemi (biologici, economici, psicologici), sottolineano le seguenti caratteristiche: -Non Sommatività. Secondo tale principio, “il sistema è più della somma delle singole parti che lo compongono perché ogni singola parte è in correlazione (influenza ed è influenzata) con le altre, per cui qualunque cambiamento in una parte causa un cambiamento in tutte le parti e in tutto il sistema” (Watzlawick, 1967).

Un esempio ci viene fornito dall’ H e dall’O la cui particolare relazione determina l’H2O, o da una sedia, tale proprio perché le singole parti che la compongono (piedi, sedile, spalliera) interagiscono in modo tale da costituire quella configurazione. -Integrazione dei sottosistemi.

I sistemi complessi sono costituiti da sottosistemi tra loro correlati. Ognuna di queste relazioni può anche essere considerata come un sottosistema e studiata come tale. Equifinalità. Secondo tale principio, il modello di causalità, utilizzato per leggere i sistemi familiari, non segue la logica Causa-Effetto. All’interno di un sistema, infatti, il pattern (modalità) dell’influenza è circolare piuttosto che lineare.

Tutte le componenti sono reciprocamente dipendenti, un cambiamento in una di esse ha conseguenze per tutte le altre. Affermazioni del tipo “A è causa di B” non sono quindi sufficienti, perché le componenti si influenzano reciprocamente. “In un sistema circolare ed autoregolantesi, i risultati non sono determinati tanto dalle condizioni iniziali quanto dalla natura del processo o dai parametri del sistema”(Watzlawick, 1967).

Nei processi evolutivi che riguardano l’individuo e le famiglie, le stesse cause possono determinare effetti diversi o, al contrario, diverse cause possono provocare gli stessi effetti proprio perché determinanti sono tanto le caratteristiche del processo quanto le caratteristiche del sistema (parametri).     Retroazione. La retroazione è “una reazione che porta un informazione”.

La famiglia, come ogni altro sistema vivente, tende a mantenere un proprio equilibrio, una propria stabilità che viene definita omeostasi. Il concetto di retroazione negativa indica che “il sistema reagisce a delle informazioni in entrata (azioni dei membri della famiglia o circostanze ambientali) e le modifica neutralizzando le potenzialità evolutive che verrebbero attivate e ristabilendo le regole abituali per garantire la stabilità delle relazioni” (Watzlawick, 1967).

La retroazione negativa acquista un’accezione “negativa” nel momento in cui ostacola un cambiamento che sarebbe “vitale” sia per gli individui che per il sistema nel suo insieme; acquista una connotazione “positiva” nel momento in cui, per esempio, la famiglia resta unita di fronte ad eventi stressanti che ne potrebbero modificare la struttura o la tranquillità.

Un esempio di retroazione negativa è quello in cui il bambino, nel muovere i primi passi, cerca con lo sguardo la rassicurazione della madre che magari lascia trasparire dal suo volto una certa preoccupazione o timore. Il bambino, interpretando il non verbale della madre, ritornerà a gattonare rinviandola propria crescita per rispondere al bisogno di equilibrio del sistema formato con il genitore (regole).

Diversa è la situazione del bambino che, incrociando lo sguardo incoraggiante della madre (retroazione positiva), si lancerà in questa nuova avventura (esplorazione del mondo). Questa interazione, nota come “riferimento sociale” (Emde, 1991), è il simbolo di tutte le situazioni di incertezza in cui il bambino provvede ala regolazione dei propri comportamenti in base alle emozioni espresse dagli altri significativi. Neghentropia

La famiglia è un sistema vivente in continua evoluzione, sia su stimolo interno, per effetto dei cambiamenti dei suoi componenti, sia su stimolo esterno per effetto dei cambiamenti culturali o di eventi occasionali con i quali il gruppo familiare si deve confrontare.

Quando il bambino impara a camminare, per esempio, i genitori dovranno adottare nuove modalità relazionali e ricalibrare il sistema di regole (non va più sempre preso in braccio) su ciò che è bene e ciò che è male per evitare ch’egli si esponga a qualche pericolo. I sistemi che interessano gli psicologi sono aperti, ovvero sono influenzati da ogni sorta di stimolo esterno, ma dal momento che ogni sistema tende a mantenere un suo stato di equilibrio, i cambiamenti tendono ad essere respinti.  

STRUTTURA FAMILIARE

Se prendiamo in considerazione lo sviluppo di un bambino, la prospettiva sistemica ci consente di mettere in risalto il fatto che tutti gli aspetti del bambino e del contesto di sviluppo hanno la stessa importanza e hanno bisogno di essere compresi nella loro integrità. Vista attraverso la prospettiva sistemica, infatti, una famiglia può essere considerata come un insieme integrato composto da due tipi di componenti: i singoli membri e le relazioni tra loro (Bateson, Jackson, Haley, 1963).

Come evidenziano gli autori, si possono individuare tre livelli fondamentali: famiglia, relazioni e individui, tenendo presente che, in una famiglia con due figli, avremmo 4 membri, 6 diadi e 4 triadi che, in aggiunta alla famiglia come insieme, costituiscono 15 unità. Minuchin (1974) per struttura familiare intende “l’invisibile insieme di richieste funzionali che determinano i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono”.

Nell’organizzare le proprie interazioni, ciascuna famiglia mantiene costanti i propri modelli transazionali (i quali definiscono le relazioni e regolano il comportamento dei vari membri), dal cui esame si ottengono utili informazioni su quelle che Minuchin considera essere le tre “dimensioni strutturali fondamentali”: le gerarchie, i confini, gli schieramenti. Haley (1980), come Minuchin, riconosce alla gerarchia, intesa non come potere, ma come attuazione della propria competenza genitoriale, un ruolo fondamentale per il buon funzionamento familiare, e ciò, in particolar modo, quando sono presenti bambini o adolescenti.Ripresa anche da Walsh (1995), la gerarchia va quindi intesa come “capacità di esercitare la propria autorità, con potere esecutivo, senza eccessive disparità tra padre e madre.

La seconda dimensione fondamentale è la chiarezza dei confini tra i sottosistemi, intendendo per “confini” quelle “regole che presiedono il passaggio dell’informazione, col fine di mantenere distinti (differenti) i vari sottosistemi che compongono il sistema familiare”.Ogni sottosistema dovrebbe disporre delle informazioni che sono di sua pertinenza e che dovrebbero in esso rimanere circoscritte, così da consentire ai membri di esercitare le proprie funzioni in modo adeguato pur mantenendo quella certa “permeabilità” utili per mantenere i contatti tra i vari sottosistemi.

Si definiscono confini distinti quelli che consentono il passaggio d’informazioni adeguati per quantità e pertinenza sia rispetto alla relazione che al ciclo vitale; di confini diffusi si parla quando il passaggio d’informazioni è eccessivo o comunque non pertinente; di confini rigidi quando c’è un insufficiente passaggio d’informazioni specie se appropriate o di competenza di un sottosistema in particolare. Nel secondo e terzo caso ci troviamo di fronte ad una comunicazione disfunzionale (invischiamento) ed un sostegno/difesa inadeguato (disimpegno): è quello che Erikson (1963) prima e Stierlin (1972) dopo, hanno definito stile familiare “centripeto o centrifugo”.

                           info: [email protected]