Comunicare in famiglia: linguistica verbale e non verbale.

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                             A cura del prof. Emilio Esposito

Lettura delle modalità comunicative relazionali della famiglia: la domanda relazionale Nel definire i principali parametri che regolano la comunicazione verbale e non verbale, credo sia doveroso riprendere il concetto di “comunicazione verbale e non verbale” elaborato da Paul Watzlawick, che, insieme a Gregory Bateson e Virginia Satir, è considerato tra i principali teorici della comunicazione all’interno e fra i sistemi. Prima di proseguire è utile riprendere alcuni presupposti teorici: quello di comunicazione; quello di pragmatica; e quello di sistema, visto che l’autore cui ci riferiamo è uno dei “principali ideatori” dell’approccio sistemico-relazionale e familiare.

Un sistema, è “un insieme di parti in relazione tra loro”, e va distinto dall’insieme che è “un aggregato di parti non legate da connessioni”. Correlazione significa influenzare ed essere influenzati, il veicolo di questa correlazione è la “comunicazione”. Comunicare letteralmente significa “far comune ad altri ciò che è nostro”.

La comunicazione ha sempre degli effetti sul comportamento, la pragmatica, infatti, è “quella dottrina che valuta la verità dei principi dalle loro conseguenze pratiche, quindi per pragmatica della comunicazione intendiamo “gli effetti della comunicazione umana sul comportamento”.

Tali effetti sono dovuti al fatto che:

1. ciascuno di noi percepisce solo le relazioni che in qualche modo può ricondurre alla propria esperienza;

2. la nostra percezione della relazione è influenzata dal contesto in cui essa si verifica;

3. all’evento così influenzato ed interpretato noi facciamo corrispondere una reazione che non è pura e semplice, ma contiene anche una informazione, frutto della nostra interpretazione.

Tale reazione + informazione, è detta retroazione. Una sedia è un sistema costituito dalle parti bracciolo, dalla parte sedile, dalle parti piedi, queste parti, singolarmente messe vicine costituiscono un insieme, non un sistema.

Noi stessi, come sostiene Watzlawick, siamo un sistema, viviamo in un sistema composto da tanti sottosistemi in correlazione reciproca (il sistema famiglia, il sistema lavoro, il sistema amici…), Watzlawick abbraccia una visione sistemica secondo la quale un comportamento non è una “funzione di relazioni intrapsichiche” (come nell’approccio psicodinamico) ma una “funzione di relazioni interpersonali”, spostando così il dominio dello studio e dell’intervento terapeutico dall’individuo al sistema di cui è parte.

Quando Watzlawick parla di comunicazione, si riferisce a tutto il comportamento verbale e non verbale che avviene in un contesto (luogo dove avviene l’interazione) interpersonale in atto. Si afferma che i sistemi siano governati da regole, dove per regola l’autore intende un pattern ridondante di interazioni circolari o interdipendenti.

Le persone, attraverso i meccanismi di retroazione (una reazione che porta un informazione e che pertanto suscita a sua volta una reazione), determinano i rispettivi comportamenti in stretto e reciproco rapporto, e poiché ogni comportamento è comunicazione, ognuno di essi influenza ed è influenzato dagli altri.

Concentrandosi sia sugli effetti della comunicazione nelle situazioni interpersonali, che sul significato individuale attribuito agli eventi in base alla personale visione del mondo di ognuno, Watzlawick ha individuato cinque assiomi fondamentali della comunicazione umana:

1) non si può non comunicare;

2) ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione ed il secondo classifica il primo ed è dunque meta-comunicazione;

3) il flusso comunicativo viene interpretato secondo una punteggiatura degli eventi;

4) esistono linguaggi numerici ed analogici (es. parole e simboli);

5) la comunicazione può svilupparsi secondo modelli di tipo simmetrico o complementare. Il primo assioma ci ricorda come, in qualsiasi contesto, sia assolutamente impossibile sottrarsi al flusso comunicativo e dunque come, anche senza volerlo, si sia indotti, sempre e comunque, a esprimere qualcosa su di noi, sulla situazione che stiamo vivendo o sulla comunicazione nella quale siamo immersi.

Poiché ogni comportamento è, più o meno esplicitamente, comunicazione e noi non possiamo “non comportarci”, siamo inevitabilmente “condannati” a comunicare.

E’ il caso del silenzio, di uno sguardo particolare, che comunque ha una retroazione (effetto, reazione) sulla persona che abbiamo di fronte.

Il principio della retroazione ci appare talmente naturale, intrinseco al parlare, che lo si da per scontato, ignorando però la sua importanza, in particolar modo nel nostro lavoro.

Il secondo principio sottolinea che, oltre agli aspetti di contenuto (ciò che viene detto, la notizia su una differenza), tendiamo a comunicare qualcosa su come noi percepiamo l’altro, su come noi ci rapportiamo a lui e su come lo consideriamo (aspetto di relazione).

In genere le relazioni disturbate fanno prevalere gli aspetti relazionali, sovente di natura svalutativa e aggressiva, su quelli di contenuto. In esse, infatti, si esprime un qualche contenuto come pretesto per ribadire come noi percepiamo e giudichiamo l’interlocutore.

Il terzo punto fu magistralmente espresso sul piano letterario nel “Così è se vi pare” di Pirandello.

In pratica, quando noi descriviamo o raccontiamo una sequenza comunicativa, tendiamo a farlo seguendo una logica di causalità lineare che favorisce una presa di posizione piuttosto unilaterale.

In realtà gli eventi comunicativi non possono, in genere, essere ridotti e semplificati secondo questa logica che ci fa perdere di vista la complessità reale dell’evento e le retroazioni che lo hanno determinato (causalità circolare).

Il quarto punto distingue tra linguaggi più intuitivi e primitivi (analogici) e linguaggi più evoluti, astratti e convenzionali (numerici). Nei primi si ha un rapporto di somiglianza tra il significato ed il significante dove il secondo mantiene con il primo un rapporto non arbitrario. Il significante è cioè ancora connesso al significato da un’analogia, da una similitudine, da una omofonia.

I linguaggi, nel procedere della cultura, subiscono un processo di astrazione, di progressiva convenzionalizzazione e dunque di sempre maggior arbitrarietà tra significato e significante. es. Il passaggio dai simboli numerici fenici e romani a quelli arabi dove il significante del numero tende a perdere progressivamente i suoi legami con la quantità rappresentata (significato).

Nel quinto punto si descrivono le differenze tra le relazioni di tipo simmetrico e quelle di tipo complementare. Le prime si sviluppano su posizioni paritarie e, in esse, nessuno dei due protagonisti accetta un ruolo subalterno. Si assiste cioè ad una vera e propria disputa per la leadership. Nelle seconde invece uno dei due soggetti riconosce la leadership dell’altro (one up/one down), perlomeno nel settore all’interno del quale si sviluppa, in quel momento, la comunicazione. Le prime tendono ad essere molto vive ma eccessivamente conflittuali; le seconde non sono conflittuali ma alla lunga possono risultare monotone.

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PARAMETRI DELLA COMUNICAZIONE UMANA

La teoria sistemico- relazionale considera otto principali parametri della comunicazione umana, NON LI PA CO RE CO CON CA:

Il Non Linguistico viene definita una forma di comunicazione “analogica” (l’alone semantico è cioè molto più ampio) e comprende la postura, l’abbigliamento, lo sguardo, la prossemica (posizione del corpo nello spazio) etc.;

Il Linguistico, forma “digitale”, è l’utilizzo di segni ciascun di per sé di senso compiuto: a, b, c…;

Il Paralinguistico è tutto ciò che accompagna il linguaggio ma non è linguaggio, le pause, la velocità dell’eloquio, il tono, il timbro, il volume etc.; Il Contenuto sono le informazioni che passano nella comunicazione, dove per “informazione” s’intende “una notizia su una differenza (Bateson);

La Relazione esistente tra chi comunica può essere principalmente suddivisa in complementare – simmetrica – di distanza – indifferente. Si definisce “simmetrica”, come già detto prima, una relazione in cui nessuno dei due interlocutori può accettare che l’altro controlli la relazione ( );

“complementare” quando uno dei due contraenti la relazione lascia all’altro il potere di definirla (one upone down);

“di distanza”(- – – -);

“indifferenza”(…….).

Se rigide, le relazioni complementari rischiano di portare alla noia/depressione, mentre le relazioni simmetriche, senza alcune regole intrinseche alla coppia(norme residue), rischiano di sfociare in un’intensa conflittualitàescalation).

Il Contesto, il luogo ed il tempo in cui avviene o è riferito lo scambio comunicativo (ambito in cui la relazione si sviluppa ed assume un significato);

La Congruità, quando due o più parametri sono tra loro”incongrui”, un esempio, quando le parole, il tono, lo sguardo, i gesti non corrispondono a ciò che viene detto. Il “doppio messaggio” contiene due messaggi tra loro incongrui (soddisfare/riconoscere), e caratterizzano le relazioni con: 1) Un forte dislivello di potere; 2)Un forte legame affettivo; 3) Uno stile familiare.

I Canali sensoriali “privilegiati” sono tre: il visivo, guarda in alto (come se volesse richiamare un’immagine), utilizza verbi ed aggettivi inerenti l’aver visto ed i colori, preferisce hobby come il cinema, il teatro etc.; l’uditivo, guarda negli occhi, utilizza verbi come il sentire, aggettivi come casino, ha l’hobby della musica; il tattile- cenestesico, guarda verso il basso (discorso interiore) o verso i lati, utilizza verbi ed aggettivi come pesante, ha l’hobby del movimento. Individuare ed utilizzare il canale sensoriale privilegiato del nostro interlocutore incrementa la comunicazione del 30%. N.B. La domanda relazionale è il principale strumento utilizzato per indagare questi aspetti. Partendo dal proprio sé, dalle proprie sensazioni e risonanze (punctum di Barthes), elaboriamo un affermazione (contenente anche un interrogativo) coinvolgendo altri due componenti della famiglia, oltre il nostro interlocutore, in modo da sollecitare la circolarità dell’informazione e non risposte brevi (Chi ti sta più vicino quando sei triste come adesso, i tuoi genitori o tuo fratello?)