Che cos‟è il coaching

CoachingEmilio

a cura del prof. Emilio Esposito……Formatore professionista A.I.F./ Counselor Sistemico Relazionale ed esperto in Logoterapia

“Liberare le potenzialità di una persona perché riesca a portare al massimo il suo rendimento; aiutarla ad apprendere”.35

35 John Whitmore: Coaching, come risvegliare il potenziale umano nel lavoro, nello sport e nella vita di tutti i giorni (2009) 

John Withmore, a detta di molti il “padre” di questa disciplina, descrive così lo scopo di una sessione di coaching.

Il coaching è, tra le tecniche che stiamo descrivendo, sicuramente quella di cui si è sentito e si sente parlare di più negli ultimi anni.

Il Coaching è una metodologia di formazione che ha come intento quello di operare un cambiamento, una svolta, in un individuo, tale da migliorare ed amplificare le sue capacità per meglio raggiungere i suoi obiettivi, che siano questi lavorativi, personali o sportivi. Questa tecnica si basa su di un percorso che ha al centro una relazione, tra il coach (colui che guida) ed il coachee (colui che viene giudato); un percorso attraverso il quale il coach cerca di scoprire quei talenti e quelle capacità che sono innate in ognuno di noi, e portarli alla luce, in modo tale che il coachee possa capire come utilizzare questi strumenti per rafforzare la propria efficacia e prestazione.

Questo non funge da terapia, in risposta a patologie psichiche ma è invece rivolto ad atleti, imprenditori, manager, insegnanti, venditori, ed a chiunque voglia migliorare le proprie performance, o raggiungere obiettivi prefissati.

“L‟essenza stessa del Coaching è di accompagnare la persona verso il suo massimo rendimento attraverso un processo autonomo di apprendimento”36.

La ICF (Federazione italiana coaching) che è la prima e la più importante associazione professionale tra coach italiani, definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.37

Grazie a questa attività, le persone saranno in grado di capire quelle strategie che li aiuteranno a migliorare sia la propria performance che in generale la proprio vita. La parola “coach” si riferisce, in inglese, all’allenatore, questo fa subito pensare all’analogia che vi è tra sport e azienda, tra competizione al livello di business e competizione sportiva. 30

“Il coach deve saper valutare le competenze, le capacità manifeste e quelle potenziali di ciascun giocatore: l’osservazione, il dialogo, la sperimentazione, il monitoraggio delle prestazioni lo aiuteranno a raggiungere il successo personale e di squadra.”38

38 Reggiani M. Coaching –mentoring e dintorni: i mille percorsi dell‟apprendimento. 2000

Storia sviluppo e coaching oggi.

La parola coaching trae origine dal termine (francese coche, ungherese kocsis, ceco koczi, inglese coach) che nel XVI secolo indicava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e con alla guida il cocchiere, in italiano cocchio o carrozza.

Il Coach quindi è letteralmente un veicolo che serve a trasportare uno o più da un luogo di partenza al luogo in cui desiderano arrivare, la nozione attuale di coaching al livello di formazione deriva infatti dall‟idea che il coach trasporta il coachee attraverso il suo percorso di apprendimento fino a diventare la persona che vuole diventare, raggiungere l‟obiettivo che vuole raggiungere. E‟ un processo per aiutare un soggetto a migliorare le sue competenze e/o superare quelle barriere che gli impediscono la sua miglior performance; non cerca di insegnare o addestrare, ma cerca invece di creare le condizioni per l‟apprendimento, il cambiamento e lo sviluppo sia professionale che personale della persona. Nella sua dimensione più elevata è perciò una pratica maieutica.

Negli Stati Uniti, la figura di coach nasce per sviluppare ed incrementare la prestazione sportiva; il coach però non soltanto allena la squadra, ma la segue anche dal punto di vista emotivo, cerca di stimolare la squadra a sentirsi un gruppo unito capace di affrontare gli avversari con una carica maggiore e più sicurezza. La costante guida del coach rende la squadra motivata e capace di raggiungere i suoi obbiettivi.

A metà degli anni ‟70 del secolo scorso, Timothy Gallwey, pedagogista di Harvard, nonché esperto di tennis, pubblica una serie di libri, nei quali applica il coaching a molti campi, tra questi “The Inner Game of Tennis”. Gallwey sostiene che l‟avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall‟altra parte della rete. Gallwey mette in luce inoltre l‟essenza stessa del coaching liberare le potenzialità di una persona perché riesca a portare al massimo il suo rendimento; aiutarla ad apprendere piuttosto che limitarsi a impartirle insegnamenti.

Si riprende così la visione maieutica socratica dell‟insegnamento. Il padre fondatore di questa visione è appunto Socrate. Secondo il filosofo greco non si può insegnare la verità, 31

perché questa risiede dell‟anima, e per questo motivo, egli non cercava di inculcare le proprie idee nei suoi discepoli ma piuttosto li aiutava a trovare una loro verità. Ed è proprio questo infatti il centro della questione, la maieutica socratica non è l‟arte di insegnare ma di aiutare.

A partire dalla metà degli anni ‟80 in Gran Bretagna il coaching viene esportato dal mondo sportivo a quello aziendale con l‟obiettivo di aiutare i lavoratori ad agire più efficacemente. Come nello sport il coach sprona l‟atleta, motivandolo a raggiungere traguardi ambiziosi, così nel mondo del lavoro il Business Coach deve far emergere la fiducia e la consapevolezza dei propri mezzi nei confronti del cliente.

Oggi sono in molte le aziende che utilizzano il coaching come metodo di formazione in azienda o per integrare la formazione stessa, esso è infatti più focalizzato rispetto alla formazione tradizionale, sia nei confronti del target a cui si rivolge sia per gli obbiettivi da raggiungere ed è in grado di ottenere risultati reali ed incisivi sia sul singolo individuo sia sul team.39

39 http://www.lorenzagirotti.it/un-po-di-storia/

40 Mc Govern et al,( 2001)

41 Financial Times (1997)

I primi esempi applicativi li abbiamo tra gli anni ‟30 e gli anni ‟60, quando molte delle più importanti aziende americane e multinazionali iniziano a far seguire le giovani promesse da senior manager, affinché li guidino e gli insegnino il mestiere. Effettivamente in questa prima fase sembra molto più mentoring che coaching; è soltanto negli ultimi tempi che le aziende cominceranno ad affidarsi a esperti professionisti esterni.

Verso la fine degli anni ‟90 arrivano poi i primi studi sulle aziende in cui si applica il coaching e sulla loro produttività. Questi studi mostrano una correlazione tra gli interventi di coaching ed i miglioramenti dei rapporti con la clientela e l‟incremento del ROI.

Una ricerca del Manchester Consulting Group 40 mostra un ROI 5,7 volte superiore grazie all‟adozione di un programma di coaching lanciato nel quadriennio 1996-2000 in un contesto di produzione. In uno studio dellInternational Management Association, viene detto che “se i programmi di formazione in media migliorano la produttività del 22%, con il coaching si arriva all‟88%”.41

Oggi il coaching è molto diffuso sia in Europa che negli Stati Uniti, e la sua applicazione riguarda più ambiti (Life coaching, Business Coaching etc.). I motivi di questo successo si possono trovare come abbiamo detto nei precedenti capitoli nel contesto storico e nei repentini cambiamenti di questi ultimi decenni, a causa dei quali i manager, specialmente delle piccole imprese credono di non saper gestire le problematiche; sono bloccati da mancanza di fiducia ed insicurezza, problemi che il coaching può aiutare a superare. 32

Ma soprattutto nei metodi e nelle tecniche di questo rivoluzionario metodo, che stando al passo con i tempi, si concentra molto più sulla pratica che sulla teoria.

Difficile dire quando il coaching abbia preso piede in Italia. Probabilmente sulla scia degli altri stati del vecchio continente che hanno adottato questo metodo in uso da un ventennio prima negli Stati Uniti, prima la Gran Bretagna, quindi l‟Europa del Nord e solo in seguito con i soliti ritardi nel nostro paese. Senza indugio possiamo però affermare che è una tecnica recente e che nel suo affermarsi ha trovato molta diffidenza da parte delle imprese italiane, che spesso vedono la formazione più come un costo che come un investimento.

Tuttavia sembra che negli ultimi anni si stia espandendo con prepotenza anche nello stivale, e nonostante in Italia oggi, il titolo di “coach” non ha valore legale, il numero di società che offrono questo servizio ed i master per diventare un coach stanno avendo una crescita esponenziale.