I benefici della meditazione

Emilio

                                                                       a cura del prof. Emilio Esposito

Un primo, importante beneficio è quello del rilassamento profondo e duraturo, e già questo non è poco per una società come la nostra, dove lo stress è ovunque. Tra l’altro, la meditazione non ha né i costi né gli effetti collaterali di psicofarmaci, ansiolitici e sonniferi. Ma il rilassamento è solo l’inizio; man mano che la pratica procede ci si sente meno distratti e più attenti al nostro corpo, alla nostra energia vitale, alle sensazioni, e quindi si vive ogni esperienza con maggiore pienezza.

La meditazione sviluppa infatti la capacità di vivere nel momento presente, di essere consapevoli di noi stessi e di ciò che ci circonda momento per momento, invece di perderci, come spesso facciamo, in fantasticherie, pensieri e preoccupazioni su qualcosa che è successo nel passato o che speriamo (o temiamo) succederà in futuro.

untitledMa lo scopo principale della meditazione è quello di scavalcare la mente razionale, di acquietarla e poi spegnerla del tutto, temporaneamente s’intende, in modo da entrare in contatto sempre più diretto con la nostra psiche, con i nostri bisogni, con le aspirazioni più intime, le emozioni e i sentimenti più profondi, insomma entrare in contatto con ciò che potremmo chiamare il nucleo del nostro essere, il vero sé, l’anima. , la mente mente, non può fare altrimenti, poiché gran parte dei suoi contenuti e processi di funzionamento sono stati programmati da altri.

Per conoscere realmente se stessi, per entrare in contatto con i livelli più profondi e veri del nostro essere, è inevitabile dunque andare oltre la mente.

Forse non ci avete mai fatto caso prima di adesso, ma la nostra mente è onnipresente: è difficile stare per più di qualche secondo senza pensare a qualcosa, se non quando si dorme, e quando si pensa non si sente, non si è in contatto né con noi stessi né col momento presente.

La nostra mente è come una radio sempre accesa, sempre sintonizzata a tutto volume sullo stesso canale: il pensare; si pensa a quanto è accaduto ieri, a quanto desideriamo o temiamo accada domani, a quello che dobbiamo fare, che dobbiamo dire, che avremmo dovuto fare o dire, insomma siamo continuamente nel passato o nel futuro, distolti dal presente, da noi stessi, dal nostro essere vivi, ora, qui.

meditazioneCon la meditazione si arriva a capire che ci sono altri canali, anche più importanti del pensare, e si impara a cambiare canale, ad abbassare il volume del chiacchiericcio mentale così da entrare in uno spazio di silenzio interiore, in cui è possibile percepire quei deboli sussurri che il sé profondo (o anima, o super-conscio) ci invia. Come abbiamo visto in un capitolo precedente, c’è un momento per il pensare e un momento per il sentire; la meditazione è recuperare almeno per qualche decina di minuti, lo spazio del sentire interiore; in tal modo non solo conosciamo sempre più a fondo noi stessi, ma siamo in grado di individuare la nostra vera strada e di sentire in noi la forza e la serenità per seguirla.

Ovviamente, tutto questo non si produce dalla mattina alla sera: occorre, come tutte le cose a questo mondo, un po’ di pratica, di esercizio; basta poco, anche dieci-venti minuti al giorno, per ottenere i primi benefici. Adesso che abbiamo visto, per sommi capi, gli effetti della meditazione, cerchiamo di capirne gli aspetti pratici, ovvero come si può acquietare la mente per avvicinarsi sempre più allo spazio definito di silenzio interiore.

E’ bene chiarire subito che questo acquietamento non si ottiene sforzandosi di ‘non pensare a nulla’. Se vi imponete di non pensare a nulla, la mente andrà nel panico, si metterà a saltare come una scimmia impazzita da un pensiero all’altro, freneticamente.

Dobbiamo piuttosto agire indirettamente, aggirare la mente spostando la nostra attenzione dai pensieri a qualcos’altro, che può essere il respiro (il metodo più comunemente usato), le sensazioni del corpo, anche quelle più sottili di cui abitualmente non ci rendiamo conto, le percezioni interne od esterne e così via. Insomma, si tratta di spostare l’attenzione dal pensare al sentire. Infatti, anche se molti autori e scuole di meditazione usano parlare di “vuoto mentale”, lo spazio che si raggiunge non è propriamente vuoto: è vuoto di pensieri razionali, ma pieno di sensazioni, di percezioni, di intuizioni.

La meditazione porta infatti ad una espansione della consapevolezza che, non più imprigionata nel ristretto, ordinato cortile della mente razionale, diviene libera di fluttuare ovunque, in ogni dimensione dell’essere; si crea così un dialogo e un’armonia tra le varie parti di noi; parti che non possono essere raggiunte e neppure intraviste se la mente razionale occupa tutta la nostra attenzione.

Quando tutto lo spazio interiore è occupato dai pensieri, cioè dalla mente razionale, le altre dimensioni dell’essere – corpo, emozioni, mente intuitiva e spirito – non sono accessibili alla nostra consapevolezza, e pertanto siamo scollegati da gran parte di noi stessi.