Meditazione Zen.

  emilio_esposito

                              A cura del prof. Emilio Esposito

In sanscrito dhyana, in cinese ch’an, in giapponese zen: pensare, riflettere, meditare. Un percorso linguistico, storico e culturale, che descrive come lo Zen non sia una religione né una filosofia, bensì una metodologia dello spirito, della coscienza e della mente che può essere adottata da chiunque, in qualunque luogo e tempo.

Lo Zen è una Via semplice, diretta e concreta che ci riporta alla realtà, “qui e adesso”. Percorrendo la Via dello Zen, chiunque può superare i condizionamenti e gli attaccamenti dietro cui si nasconde la realtà e immergersi nella vita attimo dopo attimo, per cogliere la Verità Assoluta e viverla liberamente e creativamente.

Lo Zen non intende spiegare che cosa sia questa Verità  Assoluta, perché è solo attraverso l’esperienza diretta che essa può essere contattata e ogni tentativo di spiegazione sarebbe relativo e non assoluto. In ogni parte del mondo, mistici sufi, cristiani, buddhisti, induisti e aborigeni hanno rinunciato alla sicurezza delle teorie e dei propri schemi mentali per fare esperienza di questa Verità Assoluta.

Questa Verità è una e la Via dello Zen si occupa di questo Assoluto, non di uno schema religioso fissato dall’uomo come “io personale”.

Lo Zen torna, infatti, all’insegnamento di quell’uomo libero, il Buddha Shakyamuni che…

…un giorno
un’immensa folla di persone si radunò
per ascoltare gli insegnamenti di Shakyamuni, il Buddha.
Il Buddha non disse una parola tenne semplicemente in mano un fiore,
solo il discepolo Kasyapa comprese l’essenza di questo gesto.
Avvenne così la prima trasmissione di un insegnamento senza parole,
da maestro a maestro da mente a mente i Shin den Shin.
Mille anni dopo un monaco indiano arrivò in Cina dopo un lungo viaggio
si chiamava Bodhidharma.
Era il ventottesimo erede di una ininterrotta linea
di maestri discendente direttamente dal Buddha
e portava con sé l’essenza di quell’insegnamento.

 

Come altri sulla terra, il Buddha Shakyamuni ebbe un giorno esperienza diretta della “natura vera della vita”, l’Illuminazione, e trascorse tutto il resto della sua esistenza a indicare agli altri la strada perché potessero loro stessi realizzarla.
Per lo Zen il messaggio del Buddha è giunto a noi passando attraverso una trasmissione ininterrotta di Maestri. Questo è il motivo per cui nello Zen non sono tanto importanti gli insegnamenti scritti, quanto la vita vera del Maestro Illuminato. Non è lo studiare la Via del Buddha l’essenziale, ma il viverla attualizzandola nella realtà di tutti i giorni.
Possiamo quindi dire che lo Zen è nell’attimo presente, “qui e adesso”, e solo in questo possiamo ritrovarci.

20081109125444-zazen-posturameditazione-tabella

La pratica principale su cui lo Zen si basa per aiutare tutti gli esseri è la meditazione, che nello Zen viene chiamata Zazen. È una meditazione per risvegliarsi alla Vera Vita, per aiutarci a superare i nostri condizionamenti e attaccamenti che velano la realtà dell’esistenza umana.

La parola Zazen, “seduti semplicemente”, significa che ci sediamo in meditazione Zazen con semplicità, senza scopi e aspettative, senza nulla volere e pensare, persino senza l’idea di sedersi senza nulla volere e pensare. Il segreto e la difficoltà risiedono proprio in questa parola: semplicemente.

Quando ci sediamo in Zazen, infatti, abbandoniamo saperi e conoscenza ed entriamo nudi nella pratica del non-sapere. Entrare nella non-conoscenza ci permette di non avere scollamento tra noi e noi, di aderire a tutte le cose e non a una in particolare.

La percezione cosciente non si rivolge più in modo unilaterale ed esclusivo verso il mondo oggettivo, esterno, ma converge verso il soggetto, ovvero noi stessi, la nostra interiorità. Si dischiude una realtà quasi sconosciuta, dimenticata.

Subentra il silenzio, la non-mente ed emerge una condizione di calma, pace, non-pensiero, profondo rilassamento, assoluto silenzio. Differenti Maestri Zen hanno messo l’accento sulla “Pratica dell’Illuminazione Silenziosa”, che nella tradizione Zen giapponese si chiama Shikantaza, cioè testimoniare la realtà del proprio essere.  Nello Zen si dice, infatti, “Entri in Zazen e non ne esci più”: significa che quando ti siedi in meditazione, lo fai con il tuo bagaglio di illusioni e per praticare qualche cosa.

Poi la tua illusione di essere un piccolo io separato svanisce ed ecco che non c’è più nessuno seduto in Zazen, non ci sei più tu come ti pensavi prima. E quando riprendiamo nella vita quotidiana le nostre conoscenze e comuni facoltà di essere umano, sappiamo come viverle, portandovi l’aderenza alla realtà così com’è, maturata nello Zazen, e non solo la propria visione dualistica e discriminante.

Lo Zazen inteso come Shikantaza, “Pratica dell’Illuminazione Silenziosa”, non è da confondersi con la mente fissata nel Samadhi, cioè in quello stato non pensante di assoluta estraneità  dalla realtà.
Così Zazen non è praticare qualcosa, ma è la manifestazione di ciò che realmente siamo, è la riscoperta di ciò che siamo sempre stati. Questa è la realizzazione.

La mente umana è capace di due tipi di conoscenza: quella razionale, tenuta in grande considerazione dall’Occidente e quella intuitiva, su cui si basa invece l’atteggiamento orientale. Il pensiero orientale ha una concezione del mondo in cui i due temi fondamentali sono l’unità e l’interdipendenza di tutti i fenomeni e considera l’uomo come parte fondamentale di questo sistema.

I mistici orientali sono alla ricerca di un’esperienza diretta della realtà che trascende non solo il pensiero intellettuale, ma anche la percezione sensoriale. Solo in questo modo si arriva alla conoscenza assoluta che non si basa su astrazioni e classificazioni frutto dell’intelletto umano, ma è un’esperienza della realtà che nasce da uno stato meditativo, mistico. È la realtà della vita del .

Lo zen, nato in seno al Buddismo, ma influenzato dal Taoismo, si vanta di essere senza spiegazioni, senza parole e senza conoscenza. Esso non consiste nel fare o nell’ottenere qualcosa, ma semplicemente nel riconoscere quello che è sempre esistito di fatto. L’intelletto viene visto soltanto come mezzo per aprire la strada all’esperienza mistica diretta, il risveglio (satori).

Alla base dello zen c’è la volontà di calmare la mente e il corpo mediante la pratica delle meditazione, con lo scopo di arrivare a una visione interiore.

Stare semplicemente nell’istante, fare una cosa alla volta e consegnarci ad essa è il modo più giusto di vivere: è essere semplicemente qui. La vita è così com’è, il lavoro è così com’è, il mondo è così com’è, e forse, se sapremo accettarlo così com’è, riusciremo a capirne il significato più profondo.

Per vivere secondo la filosofia Zen,

bisogna seguire 10 principi fondamentali:

  1. Vivi qui e ora;
  2. Fai attenzione a tutto quello che fai;
  3. Sii autentico verso i tuoi sentimenti;
  4. Ama te stesso;
  5. Impara a lasciare andare;
  6. Sii onesto con te stesso e con gli altri;
  7. Sii consapevole dei tuoi desideri;
  8. Sii responsabile di te stesso e del mondo;
  9. Non opporti al flusso della vita;
  10. Trova la pace interiore.